Unioni civili. Lauricella S&D: Senato approva ddl su unioni civili e convivenze di fatto. Stralcia adozioni. Soluzione equilibrata e di civiltà.

by Socialdem on

giuseppe lauricella, socialisti & democraticiQuando tutti – tranne pochi – si erano esaltati per il ddl (Cirinnà, dal suo primo firmatario) che assimilava le unioni civili fra omosessuali al matrimonio e, conseguentemente, apriva alle adozioni dei figli del partner (anche con la maternità surrogata/utero in affitto), avevo subito dichiarato la mia contrarietà (chiedendo lo stralcio delle adozioni e della stepchild, da trattare, eventualmente, in un momento successivo e con una riforma ad hoc), fino a dire che se il ddl fosse rimasto come all’origine, non lo avrei votato.

Posizione che ha preso piede nel dibattito e che alla fine ha trovato riscontro nella scelta del governo e della maggioranza.

Va ricordato – tanto per non essere vaghi – che il ddl Cirinnà prevedeva due Capi (nel senso di parti): il Capo I, dedicato alle unioni civili “per (sole) copie omosessuali”, e il Capo II, che riguardava la disciplina delle convivenze di fatto, ovvero di tutte le coppie, omo o etero, indistintamente.
Qual è il punto che ha alimentato la discussione, paradossalmente? Ciò che non era scritto ma che, in modo surrettizio, si voleva affermare: la “pretesa” per le coppie omosessuali di vivere la “maternità” anche se nessuno dei due avrebbe potuto essere madre naturale (in quanto sessualmente uomini) e di ottenere, magari, un figlio con la maternità surrogata, detta anche “utero in affitto”.
Una “pretesa” non certo un “diritto”.
Non esiste il diritto ad avere, comunque, un figlio, ma, semmai, esiste il diritto di un bambino ad avere genitori che sappiano dargli amore e sostegno. Aspetto sempre eluso, atteso che spesso si è sentito rivendicare la pretesa alla “maternità” ma poco l’idea di adottare un bambino orfano o abbandonato.

Allora, il tema non era più posto come atto altruistico ma, al contrario, come atto di puro egoismo.

Senza contare che la pratica dell’utero in affitto è reato nel nostro ordinamento, è praticabile solo da persone ricche (il costo medio è di 50mila euro), ed espone le donne ad un mercimonio contrario ad ogni senso umano e di civiltà, sapendo che molte donne vengono costrette a prestare – anche contro la loro volontà- il loro grembo.

È questa la società ed è questo il modello che vogliamo? Io no. È ciò vale in assoluto: la maternità surrogata va combattuta universalmente, sia se praticata da coppie omosessuali, sia se praticata da coppie eterosessuali.
In tal senso, il reato dovrebbe essere concepito non solo a carico di chi “affitta” l’utero ma anche nei confronti di chi “commissiona” il bambino.

Sempre nel Capo I del ddl Cirinnà venivano previsti vari richiami all’istituto del matrimonio secondo il codice civile.
Richiami, chiaramente incostituzionali, come già affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 138/2010, nella quale veniva definita la netta differenza tra unioni civili tra omosessuali, rientranti nell’ambito dell’art. 2 della Costituzione, quale “formazione sociale”, e la famiglia quale “società naturale” che – secondo la Costituzione e la giurisprudenza della Corte – trova fondamento nell’art. 29 della Costituzione e nel matrimonio.

Ma ciò che deve ancor più far riflettere è che il Capo II del ddl Cirinnà, come detto, dedicato alla convivenza delle coppie di fatto (tutte, quindi), prevedeva, come prevede ora il testo approvato al Senato, tutti quei – questi, sì – “diritti”, che storicamente hanno costituito le rivendicazioni di tutte le coppie di fatto, etero o omo sessuali: il diritto di convivenza, il diritto all’assistenza in ospedale, il diritto alla successione nella locazione o di abitazione (da due a cinque anni) nella casa in caso di morte di uno dei due, il diritto di preferenza nelle graduatorie per alloggi popolari, il diritto alla partecipazione agli utili di impresa, il diritto al risarcimento del danno per morte del convivente per fatto illecito di un terzo. Diritti, ai quali si aggiunge nel testo approvato anche la reversibilità.

Tutti diritti che nessuno ha mai pensato di mettere in discussione o negare, perché sono – appunto – diritti, che non si possono disconoscere e che ormai sono accolti da tutti come giusti e adeguati ad uno Stato “civile”.

Bene. Queste sono le questioni.
Dunque, la posizione che hanno assunto il governo e la maggioranza è di equilibrio, che risponde ad una esigenza di crescita civile della nostra società, senza trasformare le “pretese egoistiche” in “diritti”.

Ed è per questo che, ancora una volta, non capisco la reazione e la posizione della minoranza del Partito democratico. A meno che – come spesso è accaduto, tanto da farmi giungere ad una presa di distanza in altre occasioni (vedi, per esempio, in occasione dell’italicum o del jobs act) – non si cerchi (o, meglio, si ricerchi) il motivo per essere comunque contro, per poi intraprendere battaglie spesso incomprensibili ai più.

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Written by: Socialdem

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