socialisti e democratici

Marco DI Lello Nazioni Unite Ginevra“L’idea che il curriculum di un insegnante possa essere giudicato in base ad un video in cui si venga “ripresi a figura intera” è francamente sconcertante. Forse qualche dirigente scolastico ha scambiato la chiamata diretta con un provino del Grande Fratello. Ne rispondera’ al Miur, ove mi appresto a depositare una interrogazione per chiedere provvedimenti” – così il deputato Marco di Lello (Pd)

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francesca castellani, socialdem, socialisti & democratici, italia che dice si“Anche in Umbria sono numerosi i cittadini che hanno voluto con la propria adesione, come nucleo costituente, dare un proprio contributo e fornire un punto di riferimento circa l’importante appuntamento referendario del prossimo autunno. Primi comitati sono nati in tutta la Regione con numeri e adesioni significative, soprattutto in Alta Umbria. La nascita dei Comitati rappresenta una novità di tutto rilievo nella storia della nostra nazione” – affema Francesca Castellani da poco nominata come Responsabile Nazionale del Welfare e a capo del coordinamento dei Comitati costituiti a livello regionale dai SocialDem per il SI – “Si moltiplicano le nostre iniziative dal Sud al Nord a sostegno dell’ambizioso processo di Riforma Costituzionale. Sarà convocata dai SocialDem dell’Umbria una assemblea aperta a tutti per approfondire i punti programmatici della riforma costituzionale. L’obiettivo dei comitati prioritario è quello di sostenere il Referendum Costituzionale che vuole un’Italia più semplice, capace di tradurre in realtà quel cambiamento che gli italiani ci chiedono da decenni. Già oltre 600.000 firme sono state raccolte a suo sostegno, delle quali oltre 7000 raccolte dai SocialDem” – conclude Castellani

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jpg, marco di lello, italia che dice si, basta un si, partito democratico, socialisti e democratici, napoli, referendum costituzionale“La delibera contro il referendum non impegna certo la citta’, i cittadini sceglieranno con la propria testa, ma è l’ennesima conferma di come Napoli sia ostaggio delle mire politiche del Sindaco uscente, che non esita a “scambiarla” per le proprie mire personali. Non nel mio nome. E credo come me lo diranno centinaia di migliaia di napoletani. Domenica prossima e sopratutto nella domenica del referendum di ottobre”: così Marco Di Lello deputato socialista del Pd e Segretario della Commissione Bicamerale Antimafia. – “Vorrei sapere quelli  (pochi in vero) che del Pd si sono schierati con il sindaco Masaniello cosa pensano sul punto” conclude Di Lello

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marco di lello, antimafia, quarto, socialisti & democratici“Un buon lavoro di squadra che non a caso ha visto un voto unanime della Commissione. Ma l’esperienza acquisita ed il ritardo con cui anche quest’anno si è arrivati all’esito della verifica impone una riflessione all’intero Parlamento perché trovi nuovi strumenti normativi per consentire non solo alle Istituzioni preposte ma anche ai Partiti di verificare preventivamente non solo la candidabilita’ ma anche l’opportunità di qualche candidatura.” cosi Marco Di Lello  (Pd) segretario della Commissione Bicamerale Antimafia.  “In sede penale, infatti, non si può e non si deve derogare dalla tipizzazione dei reati ma  appare utile e giusto offrire ai Partiti elementi di conoscenza che pur non integrando fattispecie di reato possono indurre ad una riflessione sulla opportunità di candidature legate da frequentazioni o vincoli familiari con esponenti malavitosi. Anticipare i tempi per la presentazione delle liste per consentire uno screening comune con la magistratura inquirente potrebbe servire a togliere alibi a chi non vuole vedere ed aiutare quanti la lotta alla mafia vogliono farla sul serio ” conclude Di Lello

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marco di lello, socialisti & democratici“Se qualche forza politica, nel disperato tentativo di raccattare qualche voto, ha cambiato idea rispetto alla mediazione Ermini, questo non può condizionare il Pd. Noi Democratici socialisti e garantisti  voteremo contro ogni ulteriore modifica tanto dell’59 c.p. quanto, a maggior ragione, dell’ art. 52 c.p. Facendo leva sulla paura la Lega, goffamente inseguita da Ncd, vorrebbe farci tornare indietro non di due secoli, ai tempi del Far West, ma di quasi 4000 anni, ripristinando il Codice di Hammurabi. Tra la Civiltà e la Legge del Taglione non ho dubbi su da quale parte stare.”- Così Marco Di Lello deputato socialista del Pd e Segretario della Commissione Bicamerale Antimafia.

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Henry Woodkock, marco di lello, antimafia, legaizzazione drighe leggere, socialisti & democraticiLe parole del Pm Henry Woodkock, in scia con quanto più volte dichiarato dal Procuratore Nazionale Franco Roberti,  confermano la necessità di una rapida approvazione della pdl sottoscritta da centinaia di deputati recante Norme per la Legalizzazione delle droghe leggere” cosi Marco Di Lello (Pd) segretario della Commissione Bicamerale Antimafia.
“L’unica via per sottrarre ingenti introiti alla criminalità organizzata e monitorare l’utilizzo da parte dei più giovani che non può essere ancora bloccata da un approccio ideologico francamente insostenibile. Si porti in aula il testo  già ad Aprile, come deciso dai Capigruppo, e ciascuno si assuma le proprie responsabilità ” conclude Di Lello.

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marco di lello, antimafia, socialisti & democraticiNAPOLI – 22 MAR: “La sentenza del Tar su Bagnoli conferma la incapacità amministrativa di Luigi de Magistris che combatte, perdendole tutte, battaglie demagogiche contro il Governo, favorendo sempre più  l’isolamento di Napoli”: così Marco di Lello, deputato del Partito democratico, sul rigetto del ricorso di de Magistris da parte del Tar. “Il primo cittadino ha dimostrato di non saper costruire un percorso di crescita e sviluppo per la città. Con il suo atteggiamento, infatti, non ha fatto altro che trascinare Napoli in uno scontro di cui ne stanno pagando le conseguenze i cittadini”. E aggiunge: “Per questo, sempre più con convinzione, sosteniamo Valeria Valente: la candidata del Partito democratico a sindaco è l’unica che può garantire a Napoli il rapporto tra organi di governo centrali e locali e segnare un nuovo percorso per la nostra città”.

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giuseppe lauricella, socialisti & democraticiCerchiamo di chiarire cosa riguarda il referendum abrogativo del 17 aprile.

 

Un chiarimento contro chi – scorrettamente – vuol far passare il messaggio che, votando a favore dell’abrogazione, si elimineranno subito le trivelle. Non è così.

 

Nove Regioni hanno richiesto il referendum: i consigli regionali di Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

 

In sostanza, con il referendum si chiede di abrogare quella norma, inserita con legge nel 2015, che consente agli impianti di trivellazione già esistenti ed operanti di continuare a farlo, oltre la scadenza dei termini della concessione (nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale).

 

Il quesito referendario non riguarda, invece, le concessioni per estrazioni future vicine alla costa (entro le 12 miglia) perché sono già vietate.

 

Il quesito referendario, dunque, chiede:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

 

Dunque, se la norma dovesse essere abrogata le trivelle continuerebbero comunque ad operare fino alla scadenza prevista dalle concessioni: 8 nel 2016, 3 nel 2017, 6 nel 2018, 3 nel 2019, 1 nel 2020, 1 nel 20121, 1 nel 2022, 1 nel 2024 e 6 nel 2026.

Se, invece, la norma non dovesse essere abrogata, alla scadenza delle concessioni le società che già gestiscono gli impianti potrebbero chiedere il rinnovo della concessione, qualora il giacimento risultasse ancora utilizzabile.

In questo caso, sarebbe responsabilità dei governi regionali o del governo nazionale (su questo è già aperto un conflitto Stato-regioni), se, ci auguriamo a seguito di approfondite e serie verifiche, rinnovare o meno.

 

Va detto, che in questi anni è plausibile ritenere una riconversione in favore di fonti energetiche alternative, abbandonando quelle di tipo minerale, cui si riferisce il referendum.

Anzi, tutti dovremmo incoraggiare e spingere il governo nazionale in favore di una politica di investimento sulle energie alternative.

 

Perché il referendum sia valido, occorre che vadano a votare almeno il 50%+1 degli elettori. Superata questa soglia di validità si vedrà se prevarranno i “sì” o i “no” all’abrogazione.

Quindi, per far valere le ragioni di chi vuole l’abrogazione occorre andare a votare per raggiungere il quorum, altrimenti il referendum non sarà valido.

 

Per chiarezza: chi vuole che si abroghi la norma, dovrà votare “sì”, ovvero si all’abrogazione; chi voterà “no” significa che non vuole l’abrogazione e lascerà vivere la norma.

 

Detto questo, non mi pronuncio sul come si debba andare a votare. Ritengo che la scelta debba essere affidata a ciascun cittadino-elettore, avendo, però, chiaro su cosa siamo chiamati a pronunciarci: non sull’eliminazione immediata delle trivelle ma sulla possibilità che la loro attività  venga prolungata anche oltre alla data di scadenza delle relative concessioni.

 

Le trivellazioni che attualmente vengono effettuate vicino alle coste italiane – come è noto – riguardano per l’80% estrazione di gas metano (non inquinante) e per il restante 20% petrolio.

 

Un ulteriore tema – che non riguarda il referendum del 17 aprile – è se debbano essere consentite in futuro concessioni per la trivellazione in zone c.d. “Instabili”, anche oltre le 12 miglia dalla costa, che, come dimostrato, per esempio, da ricerche fatte nel canale di Sicilia, rischiano di creare lesioni alla crosta (provocate dalle macchine) con conseguenti fenomeni tellurici che si propagherebbero sulla terraferma (pare sia stata uno di questi “movimenti” – in quel caso, naturali – a provocare il terremoto del Belice). Ma questo è un altro discorso che, speriamo, potrà essere superato da verifiche preventive o dal cambiamento delle politiche energetiche e di ricerca, verso altre fonti.

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bastianelli7“Si tratterebbe di una gravissima mancanza di rispetto da parte di Nestlè nei confronti dei lavoratori se dovessero essere confermare le indiscrezioni pubblicate su Corriere della Sera di oggi in cui si annuncia la volontà di cedere le caramelle Rossana e il marchio Ore Liete ad altre aziende leader nel settore dolciario. Nelle prossime ore è previsto un incontro con i sindacati durante il quale l’azienda dovrebbe presentare il nuovo piano industriale. Un piano industriale che aspettiamo da troppo tempo e che di certo non può essere quello di svendere una parte importante della produzione di San Sisto. Temo che il vero problema sia un altro: se da un lato è vero che Perugina è Perugia, purtroppo Perugina non è in mano ai perugini e Oltralpe, evidentemente, vedono in quei prodotti solo una produzione secondaria e non tanti posti di lavoro legati ad una storia da salvare.” – così in una nota la coordinatrice nazionale SocialDem Claudia Bastianelli

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