elezioni amministrative

giuseppe lauricella, partito democratico, socialisti & democratici, elezioni amministrativeFacile dire ‘l’avevo detto’. Ma nel caso di Giuseppe Lauricella, costituzionalista e deputato del Pd, e’ anche vero: in commissione Affari costituzionali alla Camera giace una proposta a sua firma che parte dal presupposto che possa verificarsi quello che e’ successo ieri ai ballottaggi per le comunali: che M5s e centrodestra confluiscano al secondo turno e sconfiggano il Pd.

“Ma varrebbe la stessa cosa se ieri avesse vinto il Pd. Il mio ragionamento parte da una constatazione di sistema. Se al primo turno una forza politica raccoglie il 20 per cento dei voti e un’altra il 40 per cento, la prima puo’ vincere al ballottaggio con un forte effetto distorsivo sulla rappresentanza politica. E’ l’effetto Parma. A livello nazionale si traduce nell’attribuzione del premio di maggioranza previsto dall’italicum: il 55 per cento dei seggi”, spiega Lauricella, “Indipendentemente da chi vince questa sproporzione rappresenta un problema. Non capirlo puo’ essere un errore esiziale. Per questo ho depositato a novembre una proposta di legge che invoca un ragionamento di buon senso: sopprimere il doppio turno e assegnare un premio di maggioranza alla lista che raggiunge il 40% dei consensi. Se nessuno la raggiunge si applica il proporzionale puro sempre mantenendo la soglia di sbarramento al 3%”.

In sostanza significa dire addio al ballottaggio, e limitare l’aspirazione maggioritaria al primo turno.

“Significa coniugare la governabilita’ con la rappresentanza politica non in astratto ma nel sistema politico italiano. Che e’ un sistema tripolare. Se nessuno raggiunge il 40 per cento al primo turno, che male c’e’ a fare un governo di coalizione, ragionando su un programma condiviso? E’ quello che succede in Germania, dove ci hanno pure messo tre mesi e mezzo per fare il governo ma poi hanno un esecutivo stabile. Ripeto: il governo di coalizione non e’ uno scandalo”. 

Altri, come la minoranza Pd e i centristi, propongono il ritorno al premio di coalizione, al posto del premio di lista.

“Quello sarebbe un errore madornale- spiega Giuseppe Lauricella- perche’ si tornerebbe al meccanismo del governo Prodi, favorendo accozzaglie elettorali allo scopo di vincere, e solo in secondo luogo, di governare. Tutti insieme per avere un voto in piu’ alle elezioni. Poi, quando si deve governare, via libera alle aspirazioni di ogni forza politica che sia in grado di esercitare un ricatto sulla maggioranza e sul governo. Folle”.

Ma sul ‘Lauricellum’, resta da convincere il partito, e in particolare il premier.

“L’italicum e’ figlio delle suggestioni che le idee, spesso mutevoli, del professore D’Alimonte hanno esercitato sul Pd. Rispecchia l’idea che il sistema politico si sarebbe bipolarizzato. Oggi vediamo che non e’ cosi’. Io lo avevo capito per tempo. Ho depositato la mia proposta due anni fa. A Renzi l’ho detto, e lui allora non era d’accordo. Ora spero si sia convinto. Io in ogni caso alla prima occasione utile lo faccio nuovamente presente. 

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Logo_defCittà di Castello, 13 Aprile 2016

Nel Consiglio Comunale di Lunedì 4 Aprile ho formalizzato la mia entrata nel gruppo Consiliare del Partito Democratico di Città di Castello. Adesione accettata dall’Unione comunale del PD di Città di Castello e confermata dal capogruppo consiliare Gaetano Zucchini. Benché nell’ambito di un movimento civico, il Federalismo Democratico, dove sono stato eletto in consiglio comunale, ho sempre proposto temi ed elementi aderenti ed in linea con i valori fondanti del Partito Democratico, trovando nei colleghi del PD una profonda vicinanza politica, culturale e umana. Il mio percorso verso il Partito Democratico, non è un atto isolato ma un cammino concreto iniziato con la discesa in campo di Matteo Renzi, trovando nelle sue proposte di novità e di rottura rispetto al passato elementi di profonda condivisione. Anche a Città di Castello c’è domanda di rinnovamento all’interno della politica e il PD cittadino ha dimostrato nei fatti di aver iniziato questo percorso di rigenerazione della classe politica. Il Partito Democratico nel corso degli ultimi tre anni ha ampliato a livello nazionale il proprio elettorato anche in funzione di questo rinnovamento, allargandosi verso quei cittadini che, prima non votavano PD, ma che in Matteo Renzi hanno trovato una figura importante, capace di rappresentarli e di offrire loro fiducia, attento ai bisogni di giovani e pensionati, di chi lavora ma anche di chi rischia in prima persona investendo. La mia adesione al Partito Democratico va in questo senso. Nell’ambito di questo mio percorso politico chi ha svolto e sta svolgendo un ruolo fondamentale è Claudia Bastianelli, Coordinatrice Nazionale dei Socialisti&Democratici e invitata permanente della Direzione Nazionale PD, associazione confluita nel PD lo scorso Novembre e alla quale sono iscritto anche io. Socialisti&Democratici si sta consolidando in maniera importante anche in Umbria, con adesioni di amministratori e dirigenti che hanno la volontà di proporsi come un cantiere di idee e di proposte, superando le logiche delle correnti di partito. Con Claudia condividiamo ideali politici e strategie che contiamo di sviluppare in ambito di sviluppo economico, recupero della FCU, integrazione sociale, lotta alle dipendenze, valorizzazione del patrimonio culturale e turistico. Il nostro obbiettivo è di dare rappresentanza e risposte concrete a quella parte di nuovo elettorato che si ritrova nelle proposte del Partito Democratico e che condivide i valori della Libertà, del Merito, della Dignità, della Solidarietà, della Fratellanza e del Rispetto.

Luca Cuccaroni

Consigliere Comunale

PARTITO DEMOCRATICO

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REBUS AMMINISTRATIVE PER TUTTI I PARTITI

by Socialdem on

marco di lello, socialisti e democratici, elezioni amministrative, napoliIl Pd guarda con fiducia Milano ma, tra le grandi città, rischia a Roma e Napoli. Anomalo il caso di M5S che rinuncia ai suoi nomi forti 

Le iniziative pubbliche del fine settimana appena trascorso, con la Lega e parte del centrodestra a Bologna e una parte della sinistra a Roma, restituiscono un’immagine alquanto frammentata dei partiti e delle tradizionali coalizioni.

Sinistra estrema e pentastellati accusano Salvini e Meloni di aver fatto squadra con il migliore alleato di Renzi, cioè Berlusconi, per sfidare la truppa renziana che si presenterà alle comunali. Dal centrodestra le cannonate invece sono soprattutto all’indirizzo di Angelino Alfano.

A soli sei mesi dal voto, la sola certezza che accomuna quasi tutte le forze politiche e le rispettive coalizioni, è il dubbio. Sui nomi, sugli alleati, sulle modalità di scelta dei candidati. Primarie si, primarie no, è il dilemma che sta tenendo sulle spine, per esempio, il Pd a Napoli, con un Antonio Bassolino sempre più determinato a spingere sul pedale delle consultazioni primarie, convinto della forza che gli potrà conferire il ricordo nella gente della sua esperienza da sindaco e protagonista di quel periodo che fu soprannominato come rinascimento napoletano. Contro di lui una frangia del partito che, come accaduto anche per la candidatura di De Luca alle regionali, potrebbe far leva sulla possibilità di evitare le primarie facendo confluire i due terzi della direzione su un unico nome. Ma quale nome? Non si sa. O meglio, ne sono stati snocciolati e bruciati diversi, senza aver trovato, fino a oggi, la disponibilità di un soggetto abbastanza forte da poter spazzare via la suggestione Bassolino.

Quella del movimento di Grillo, in verità, è una posizione anomala in questo momento. In quanto, pur avendo il conforto dei dati e uomini rappresentativi nelle proprie città, come Di Battista a Roma e Di Maio a Napoli, decide di ricorrere a soluzioni alternative mettendo a rischio il risultato finale. C’è chi dice che il Movimento 5 Stelle abbia paura di vincere nelle grandi città.

Modello Milano
Il deputato Marco Di Lello, ex coordinatore nazionale della segreteria del Partito socialista Italiano, offre una lettura lucida del contesto nazionale con un riferimento particolare alle tre grandi città. “I partiti arrivano in una situazione di debolezza a questo appuntamento del 2016 – dice Di lello -, non è un fatto positivo perché rischia di ripercuotersi anche sull’offerta dei candidati che saranno messi in campo. Chiaramente attualmente è un risultato da tripla, nel senso che chiunque ha la chance di vincere. Noi dobbiamo mettere in campo il prima possibile le nostre candidature. A Milano si parte da una esperienza di governo comunque positiva e da Expo che ha dato ulteriormente forza alla credibilità del centrosinistra, per cui sarà più semplice arrivare a un ragionamento che vada anche nel senso della continuità sempre, però, sapendo parlare alla città, ma lì sono fiducioso. Non altrettanto lo sono per Roma, dove c’è una situazione di difficoltà. Marino ha lasciato macerie che si aggiungono alle macerie morali ereditate da Alemanno. E ci sarà una condizione di vantaggio per facili populismi che rischiano di ottenere la risposta di pancia dei romani. A Roma dobbiamo offrire una candidatura che sappia restituire fiducia alla città, con elementi di onestà e capacità di governo, perché poi l’esperienza Marino ha dimostrato che non conta essere onesti e perbene se poi non sai amministrare. Infine a Napoli – conclude Di Lello – in risposta all’offerta populista e demagogica sia di De Magistris che dei grillini, spetta a noi il compito di offrire una proposta e riformista, approfittando anche della straordinaria debolezza, in città come nel resto del Paese, del centrodestra”.

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