Intervento di Marco Di Lello su utilizzo intercettazioni deputato Luigi Cesaro

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Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, la Giunta per le autorizzazioni riferisce sulla domanda di autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni di conversazioni nei confronti del deputato Luigi Cesaro, avanzata dal GIP del tribunale di Napoli il 14 aprile scorso. Nella seduta del 4 maggio la Giunta ha ritenuto sussistere la propria competenza. Dalla lettura della citata ordinanza si apprende che l’interessato, all’epoca dei fatti presidente della provincia di Napoli, è indagato per aver concorso nei delitti di turbativa d’asta e corruzione nell’ambito di una vicenda che riguarda le procedure d’appalto per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nel comune di Forio, al fine di favorire la società CITE.
 
 
  Come più volte ribadito, nel sottolineare i margini del sindacato parlamentare in materia la giurisprudenza costituzionale ha chiarito come sia estraneo alle competenze della Camera ogni sindacato di merito sulla fondatezza delle accuse mosse all’indagato. Anche in questa occasione la Giunta non è entrata nel merito processuale, confermandone l’autonomia della giurisdizione che dopo la riforma dell’articolo 68 dalla Costituzione può senz’altro aprire indagini senza la necessaria preventiva autorizzazione (indagini a carico di un parlamentare). Tuttavia, quando nell’ambito di tali indagini ritenga di disporre intercettazioni che coinvolgono il parlamentare, l’autorità giudiziaria deve necessariamente rispettare alcune regole: quelle stabilite appunto dall’articolo 68 della Costituzione e quelle degli articoli 4 e 6 della legge n. 140 del 2003, così come interpretate dalla giurisprudenza costituzionale.
  Il giudice richiedente chiarisce come, nell’ambito di una più ampia indagine in materia di aggiudicazione di appalti, sono state attivate delle intercettazioni su utenze di coindagati. Ne consegue che l’oggetto della richiesta di autorizzazione è rappresentato da tre intercettazioni di conversazioni captate su utenze di terzi cui ha partecipato il deputato Cesaro nell’arco temporale di quattro giorni, tra il 4 e il 7 gennaio 2012, e ritenute dall’autorità giudiziaria casuali e necessarie.
Ora, al fine di verificare la rispondenza dell’attività di captazione alla normativa in materia, sono stati seguiti i criteri della Consulta. Pertanto si è posta la questione di stabilire quale fosse la direzione dell’atto di indagine e quindi se Cesaro fosse un obiettivo dell’attività di indagine condotta tramite lo specifico mezzo di prova costituito dalle intercettazioni.
  Tale accertamento presuppone che si verifichi in concreto se, al momento in cui le operazioni di captazione sulle utenze di terzi sono state autorizzate o prorogate, gli inquirenti non avessero intenzione né immaginassero di captare le conversazioni del parlamentare e ciò sia invece avvenuto solo casualmente ovvero, al contrario, se invece intendessero intercettare proprio le conversazioni del parlamentare, ricorrendo ad un meccanismo indiretto, ma quindi elusivo della garanzia dell’autorizzazione preventiva.
  È questo infatti lo spartiacque indicato dalla giurisprudenza costituzionale.
 
  Il tema non è se si possa o meno intercettare un parlamentare, ma è il rispetto della legge, a cui tutti, parlamentari, magistrati, cittadini, siamo tenuti.
  La Corte è molto chiara sul punto: afferma che la norma costituzionale vieta di sottoporre ad intercettazione senza autorizzazione non le utenze del parlamentare, ma le sue comunicazioni.
  Quello che conta, dunque, non è la titolarità o la disponibilità dell’utenza captata, ma la direzione dell’atto di indagine. Se quest’ultimo è volto in concreto ad accedere nella sfera delle comunicazioni del parlamentare, l’intercettazione non autorizzata è illegittima, a prescindere dal fatto che il procedimento riguardi terzi o che le utenze sottoposte a controllo appartengano a terzi; questa la giurisprudenza costituzionale.
  Ora, nell’ordinanza in esame si chiede di autorizzare l’utilizzo di tre intercettazioni, come detto, e dunque dobbiamo capire e comprendere ex-ante quale fosse la direzione dell’atto di indagine e quale lo scopo delle intercettazioni.
  Leggiamo allora l’ordinanza: appare indispensabile – scrive il PM, e condiviso vedremo dal GIP – sulla scorta delle emergenze sin qui acquisite, estendere le intercettazione all’utenza in uso al De Siano, Capone, Rando e Regine, perché è verosimile che i soggetti di cui si chiede l’intercettazione, comunicando tra loro e con terzi attraverso il mezzo telefonico, forniscano utili spunti investigativi assolutamente necessari, procurando un esito favorevole per le indagini, con particolare riferimento alla ipotizzabile interferenza politica, in relazione alle gare di appalto di cui si tratta, manovrate da una regia diretta dal Cesaro Luigi, deputato e presidente della provincia, attraverso i consiglieri De Siano e Capone.
  Dunque, nel decreto di convalida il GIP ritiene – possiamo dirlo, apoditticamente- ampiamente condivisibili le argomentazioni svolte dal PM nel suo provvedimento, da intendersi in questa sede integralmente richiamate.
  Dunque il tema della casualità delle intercettazioni, che in questo caso potrebbe intersecarsi col tema dell’effettiva terzietà del giudice nell’attuale sistema processuale accusatorio, sembra – mi sia consentito – essere stato trattato con qualche incertezza, nel caso di specie, dalla magistratura inquirente.
 
Infatti il PM – e mi avvio a concludere – che ha richiesto la convalida e poi la proroga dell’operazione di captazione, per quel PM le intercettazioni dovevano essere disposte allo scopo di – leggo testuale – «procurare un esito favorevole per le indagini, con particolare riferimento all’ipotizzabile interferenza politica in relazione alle gare d’appalto dalla regia diretta di Cesaro Luigi».
  Dunque, dall’interpretazione letterale degli atti acquisiti dalla Giunta in seguito alla citata istanza di integrazione istruttoria, è emerso per tabulas e senza possibili margini di interpretazione che Luigi Cesaro era l’obiettivo dell’attività di captazione sin dal novembre 2011 e che dunque le intercettazioni, per quanto disposte sulle utenze di terzi, erano dichiaratamente ed espressamente finalizzate a captare le conversazioni dell’interlocutore parlamentare, al fine di confermare un’ipotesi accusatoria già presente a suo carico.
  Dunque l’occasionalità delle intercettazioni non trova alcun elemento per essere suffragata e la natura non casuale delle intercettazioni è talmente evidente, credo, da rendere superfluo ogni ulteriore approfondimento.
 
  Si è ritenuto dunque, conformemente all’orientamento della Consulta, che le intercettazioni in questione dovessero essere preventivamente autorizzate dalla Camera, ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 140, non sussistendo i presupposti per concedere l’autorizzazione postuma di cui al diverso articolo 6 della predetta legge.
  È per questi motivi che la Giunta, nella seduta del 29 giugno, ha deliberato a larghissima maggioranza di proporre all’Assemblea il diniego dell’autorizzazione all’utilizzo processuale delle intercettazioni di conversazione nei confronti del deputato Cesaro, diniego di autorizzazione che propongo questa Assemblea oggi ratifichi.
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