Europa

BRITAIN FIRST? NO. PEOPLE FIRST!

by Socialdem on

brexit, cox, claudia bastianelli, partito democraticoBrexit, Jo Cox. Oggi è questo il nome che diamo all’Europa. Un anno fa si chiamava Grexit, non ci fu sangue ma una profonda cicatrice si. Luglio 2011, Utoya. Non ci fu referendum, ci fu morte.
Jo e quei giovani socialisti avevano in comune non solo la grande famiglia europea degli ideali socialisti, ma anche quella passione per la politica e per l’Europa unita che i nazionalisti no, non possono accettare, che i nazionalisti vogliono annientare, uccidere e dunque far vivere con ancora più forza.
Cosa sta succedendo? Che fine ha fatto quell’Europa che sognavano Willy Brandt o Olof Palme, l’Europa di Spinelli o Capitini? Che responsabilità hanno loro se oggi ci sono Paesi che dall’Europa vogliono uscire? Se quei nazionalismi tornano prepotenti con la morte in mano?
Il buon Camillo Benso Conte di Cavour forse avrebbe detto: fatta l’Europa, bisogna fare gli europei. Ecco, è qui che forse l’anello di quella catena si è spezzato. Possiamo girare liberi nei confini di Schengen, abbiamo una moneta unica, ma non basta, non può bastare!
Chi di noi si sente prima europeo e solo poi italiano? Chi di noi non mai scambiato l’UE per una signorina Rottermeier con la bacchetta in mano se i conti non erano a posto, che poi però sparisce quando alle porte bussano migliaia di disperati e rifugiati? Quanto davvero quei nazionalismi che hanno insanguinato il continente nella prima metà del secolo scorso sono stati annientati? In Svezia, in Inghilterra ma anche in Austria, in Ungheria e pure in Italia. Come i grandi partiti europei, dai socialisti ai popolari, hanno provato ad arginare tutto questo?
Gli Stati Uniti d’Europa non possono restare un sogno. E per un’Europa più politica, servono partiti europei capaci di appassionarsi a quel sogno e trasformarlo in realtà.
Jo è morta mentre stava facendo esattamente questo. Sta a noi, tutti, oggi rispondere a quel pazzo che l’ha uccisa.
Come? Britain first? No. People first!

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brennero, marco di lello, shengen, europa“La decisione austriaca sui controlli di frontiera al Brennero è un grave errore, che va ben oltre la questione dei flussi di profughi: non c’è infatti proporzione tra un eventuale, annunciata emergenza migranti e il danno che la chiusura del Brennero comporta all’idea stessa della libera circolazione europea. Lo spazio comune europeo non può essere messo in discussione ad ogni crisi di nervi. La gestione dei profughi è perfettamente alla portata di politiche comuni europee coordinate e razionali, anche con nuove misure rivolte ai Paesi del sud del Mediterraneo, quali il nuovo Migration Compact, ed i socialdemocratici tedeschi ne sono egualmente convinti.” –  così i due deputati socialdem Marco Di Lello e Lello di Gioia – “Si può solo aggiungere, con la dovuta franchezza, che la posizione austriaca giunge anche in un momento in cui non sono piu’ giustificati sospetti sull’affidabilità dell’ l’Italia nel controllo delle frontiere esterne della UE: non sono più i tempi del ministro leghista Maroni, i tempi delle furbate nel lasciar filtrare alla chetichella verso gli altri paesi europei i migranti giunti in Italia. Oggi l’Italia fa la sua parte pienamente, e non c’è bisogno di fughe in avanti unilaterali, nè da parte di Vienna nè di altri paesi europei” concludono Di Lello e Di Gioia

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bastianelli7“A chi si diverte oggi a far polemica sulla politica, in maniera demagogica e pretestuosa, dovremmo far ascoltare O Bella Ciao. La politica è l’acqua con cui ogni giorno siamo chiamati a innaffiare “il fiore del partigiano morto per la libertà”. Libertà da guerra e regimi, da violenze e fame. Quella libertà che ha dato anche un altro fiore che si chiama Europa e che oggi non può, non deve, alzare muri contro chi scappa dalla guerra cercando quella libertà. Ricordiamo da dove veniamo e quanta strada ancora dobbiamo e vogliamo fare per affermare la liberta’” – cosi Claudia Bastianelli coordinatrice dei SocialDem

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bastianelli7“Il Consiglio d’Europa con una risoluzione riconoscere il lavoro fatto dall’Italia in merito al sovraffollamento carcerario indicandola come esempio virtuoso da seguire. Il caso Torregiani si chiude con una promozione per il nostro Paese grazie all’impegno messo in campo dal Governo Renzi e dal Ministro Orlando. Dopo anni in cui nessuno si è preoccupato davvero dei diritti dei detenuti, oggi finalmente si #cambiaverso anche su questo tema” – cosi Claudia Bastianelli, coordinatrice nazionale dei SocialDem

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Ue, Socialdem, Ritornare a Keynes

by Socialdem on

keynes, socialisti & democratici, marco di lello, giuseppe lauricella, europa“Nel 2011, il governo di centrodestra, e nel 2012 con il governo Monti, si inflisse un colpo decisivo alla instabile situazione economica e sociale dell’Italia: venne modificato l’articolo 81 della Costituzione e con esso – introducendo il principio del pareggio (rectius, equilibrio) di bilancio – venne sfregiata la natura stessa della nostra Costituzione. Con il pareggio di bilancio si vincola l’azione di governo al rigore, con tagli della spesa pubblica e aumento delle tasse, creando, in uno stato di crisi economica, un macigno sul lavoro, le imprese, fino all’aumento della disoccupazione, dovuta al crollo della domanda interna, ovvero dei consumi.
Insomma, lo Stato non interviene più a finanziare gli interventi pubblici, cala l’investimento, manca il lavoro. Questo è avvenuto. E ora dobbiamo recuperare cambiando alla radice.
Oggi Renzi e, a questo punto, anche Draghi dicono basta alla politica di austerità per aprire ad interventi pubblici, che, attraverso gli investimenti, rilancino l’economia e dunque il lavoro e, di conseguenza, i consumi. Insomma investimenti e calo delle tasse per la crescita. Sarebbe ora di tornare al modello keynesiano, come sosteniamo da sempre.” – quanyo si legge in una nota congiunta dei tre deputati Socialdem Giuseppe Lauricella, Marco Di Lello e Lello Di Gioia

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Giuseppe_Lauricella_daticameraLa posizione assunta da Matteo Renzi e dal suo governo nei confronti dell’Unione europea offre l’idea di una volontà di cambiamento in ordine alla politica economica. Superare la politica del rigore e dell’austerità in favore di una politica keynesiana: investimenti pubblici per la crescita.
Oggi viviamo la condizione di difficoltà dovuta a scelte sbagliate, figlie di un’ideologia liberista, in cui pochi hanno assunto il controllo delle scelte dei vari governi nazionali, anche attraverso l’uso funzionale del sistema europeo. Liberismo che pone come fine il profitto al posto di una politica riformista che pone come fine il benessere dell’uomo. Il liberismo, dunque, per raggiungere il fine  del profitto (di pochi) è pronto a sacrificare il diritto e la dignità dei molti.
L’Europa, quale unione di Stati per un unico popolo, era nata dall’idea di Spinelli, il quale pensava ad uno spazio democratico e solidale, attraverso il quale riunire tutti gli Stati e i popoli che fino ad allora erano stati avversari sul campo di battaglia, nella seconda guerra.
Un’Unione capace di costruire uno Stato federale, in cui, in nome della comune solidarietà e della pace, gli egoismi nazionali cedessero di fronte ad uno stato unificante, sovrano, capace di governare per il popolo europeo senza prevaricazioni o parzialità.
Ad oggi, questa aspirazione è ancora tale. Sono prevalse le posizioni di forza, non più basate sulle armi militari ma sulle armi finanziarie.
La federazione non è nata ma è cresciuto un ibrido istituzionale, che poggia sulla burocrazia e sulla forza economica e finanziaria la natura dell’Unione stessa.
Perfino la nostra Costituzione repubblicana era stata concepita in ragione della solidarietà e della giustizia sociale. Un’identità scolpita nei principi fondamentali e nel modo in cui era stato formulato l’articolo 81 della Costituzione, che concepiva l’idea di uno Stato che interviene attraverso la spesa per investire in funzione della crescita e dunque in funzione del lavoro, principio su cui si fonda la stessa Repubblica democratica. Ci hanno raccontato di tutto per giustificare la manovra liberista che ci hanno imposto.
Nel 2011, il governo di centrodestra con la complicità del partito democratico di allora, e nel 2012 con il governo Monti, si inflisse un colpo decisivo alla instabile situazione economica e sociale dell’Italia: venne modificato l’articolo 81 della Costituzione e con esso – introducendo il principio del pareggio (rectius, equilibrio) di bilancio – venne sfregiata la natura stessa della nostra Costituzione. Con il pareggio di bilancio si vincola l’azione di governo al rigore, con tagli della spesa pubblica e aumento delle tasse, creando, in uno stato di crisi economica, un macigno sul lavoro, le imprese, fino all’aumento della disoccupazione, dovuta al crollo della domanda interna, ovvero dei consumi.
Insomma, lo Stato non interviene più a finanziare gli interventi pubblici, cala l’investimento, manca il lavoro alle imprese che falliscono o si ridimensionano, portando disoccupazione e dunque crollo del consumo. Questo è avvenuto. E ora dobbiamo recuperare cambiando alla radice.
Oggi Renzi e, a questo punto, anche Draghi dicono basta alla politica di austerità per aprire ad interventi pubblici, che, attraverso gli investimenti, rilancino l’economia e dunque il lavoro e, di conseguenza, i consumi. Insomma investimenti e calo delle tasse per la crescita. Sarebbe ora di tornare al modello keynesiano, come sosteniamo da sempre.

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claudia bastianelli, socialisti e democratici, lavoro, licenziamento furbetti“Primarie per scegliere il prossimo candidato socialista alla Presidenza della Commissione Europea. Il Premier sta dando al Pse quello scossone di cui aveva bisogno. Un socialismo europeo più politico, più partitico e meno impantanato su logiche tattiche da manuale Cencelli.” – cosi su facebook Claudia Bastianelli, coordinatrice nazionale dei Socialdem

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