22/08/2017

“La terra ha tremato ancora. Stavolta in Campania. Ischia. Una scossa di grado 4.0 che provoca crolli. Feriti. Morti.
Finita la conta dei danni (e dei morti e feriti) bisognerà pensare bene a perché nell’ Italia del 2017 una scossa che gli esperti considerano di “bassa intensità” provoca  distruzioni. È evidente che il costruito di quell’area lascia molto a desiderare.
Nel 2003 ero Assessore regionale all’Urbanistica della Giunta Bassolino quando ci ponemmo alla testa delle regioni italiane contro il Condono edilizio voluto dal Governo Berlusconi, diventandone un punto di riferimento. La valutazione, allora come oggi, era sulla portata criminogena della norma: l’esperienza ci ha insegnato che il solo annuncio di un Condono produce nuovo impulso al ciclo del cemento illegale. La battaglia per il No era per il presente e per il futuro. Una battaglia che rivendico con orgoglio.
Nel 2004, vigente il Mattarellum, si libera il seggio alla Camera del collegio Napoli/Ischia: l’Ulivo tre anni prima aveva candidato un socialista e quindi a più d’uno viene naturale pensare a me. Vengo testato: nella parte cittadina supero il 60%, in quella isolana il 19. Non mi veniva perdonata la lotta all’abusivismo e la L. R.10 che vanificava gli effetti del Condono in Campania.
Molti non me lo hanno ancora oggi perdonato. Lì come nell’area del Vesuvio.
La legalità spesso fa a cazzotti con il consenso. Questo è uno dei casi. Perciò detesto l’ipocrisia e le lagrime di coccodrillo di tanti politici, locali e nazionali, che prima chiudono gli occhi, poi si prendono i voti e poi piangono in prima fila i morti e invocano contro lo Stato. La colpa in Italia è sempre di qualcun altro.
E via con una montagna di alibi: leggi confuse, eccesso di divieti, abusivismo di necessità.
E così via a leggi, a Roma come a Napoli, che provano a tutelare i 70mila abusivisti in Campania, con il sostegno di più di un mezzo di informazione: sono tanti, sono lettori ed elettori. E forti sono gli interessi legati all’industria del cemento.
Per un paio di settimane il tema tornerà di attualità: ascolteremo geologi, ingegneri, architetti denunciare i mali dell’abusivismo.
Poi, passata la buriana, tutto tornerà come prima. Compresa la solitudine della legalità.
Io continuerò ad oppormi. Con ogni mezzo.
Fossi pure una voce clamante nel deserto.” – così su Facebook il deputato Pd Marco Di Lello
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“Caro Matteo, ti scrivo nel 125 anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori, poi Partito Socialista: il primo partito italiano, la prima organizzazione politica nata a difesa degli ultimi, dei senza diritti, dei senza voce. In questo secolo e un quarto l’Italia è tanto cresciuta, e oggi diversi sono i bisogni, diverse le ambizioni, e dunque diverse devono essere le risposte. Ma “l’oggetto sociale”, il fine, l’obiettivo: quello no, non è cambiato. Era e resta un’Italia più giusta, più libera, più solidale. In questa legislatura siamo avanzati sulla frontiera dei nuovi diritti, unioni civili in primis, e sociali, come le tutele ai precari, prima del tutto privi di garanzie. O sul terreno del salvataggio e sell’accoglienza ai migranti che scappano da guerre e fame. Di quesyo possiamo e fobbiamo sentirci orgogliosi. Ma è evidente che tanto abbiamo da fare ancora, dal testamento biologico ad una riforma che renda il fisco piu’ giusto, chiedendo a chi ha di più di dare di piu’, per fare due esempi.Proprio per far questo dopo una vita trascorsa tra le file socialiste con altri parlamentari, amministratori locali, semplici militanti abbiamo scelto, unilateralmente, di aderire al Partito Democratico, il primo partito del PSE. E continuo a pensare che sia stata la scelta giusta: senza radici i Partiti durano poco. Ma senza un Partito che dia forza a quelle idee c’è solo il velleitarismo. E con la nostra libertà di pensiero ci siamo schierati con la mozione che più accoglieva le nostre idee ed i nostri pensieri. Siamo ora dinanzi ad una scelta che rischia di produrre effetti per decenni: tornare al proporzionale significa rinunciare all’ambizione di continuare ad avanzare la frontiera dei nuovi diritti, rassegnarci a coalizioni parlamentari con i nostri avversari, con quanti propongono idee e ricette lontane, con il rischio concreto dell’immobilismo. Un sistema elettorale che tenda ad unire i simili con i simili e premi chi prende più voti, al contrario, ci consente di coltivare l’obiettivo di fornire le nuove risposte ai nuovi bisogni senza barattare nulla sul terreno della giustizia sociale, dei diritti civili, della tutela dei lavoratori. Dopo 125 anni quella radice può ancora dare frutti capaci di far crescere l’Italia di oggi. Nel 1896 i socialisti fondarono un giornale che si chiamava come tu hai voluto titolare il tuo libro: Avanti! Un’esortazione sempre valida. Buon compleanno a noi” – si legge nel testo della lettera inviata dal deputato socialista del Pd Marco Di Lello

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