26/02/2016

giuseppe lauricella, socialisti & democraticiQuando tutti – tranne pochi – si erano esaltati per il ddl (Cirinnà, dal suo primo firmatario) che assimilava le unioni civili fra omosessuali al matrimonio e, conseguentemente, apriva alle adozioni dei figli del partner (anche con la maternità surrogata/utero in affitto), avevo subito dichiarato la mia contrarietà (chiedendo lo stralcio delle adozioni e della stepchild, da trattare, eventualmente, in un momento successivo e con una riforma ad hoc), fino a dire che se il ddl fosse rimasto come all’origine, non lo avrei votato.

Posizione che ha preso piede nel dibattito e che alla fine ha trovato riscontro nella scelta del governo e della maggioranza.

Va ricordato – tanto per non essere vaghi – che il ddl Cirinnà prevedeva due Capi (nel senso di parti): il Capo I, dedicato alle unioni civili “per (sole) copie omosessuali”, e il Capo II, che riguardava la disciplina delle convivenze di fatto, ovvero di tutte le coppie, omo o etero, indistintamente.
Qual è il punto che ha alimentato la discussione, paradossalmente? Ciò che non era scritto ma che, in modo surrettizio, si voleva affermare: la “pretesa” per le coppie omosessuali di vivere la “maternità” anche se nessuno dei due avrebbe potuto essere madre naturale (in quanto sessualmente uomini) e di ottenere, magari, un figlio con la maternità surrogata, detta anche “utero in affitto”.
Una “pretesa” non certo un “diritto”.
Non esiste il diritto ad avere, comunque, un figlio, ma, semmai, esiste il diritto di un bambino ad avere genitori che sappiano dargli amore e sostegno. Aspetto sempre eluso, atteso che spesso si è sentito rivendicare la pretesa alla “maternità” ma poco l’idea di adottare un bambino orfano o abbandonato.

Allora, il tema non era più posto come atto altruistico ma, al contrario, come atto di puro egoismo.

Senza contare che la pratica dell’utero in affitto è reato nel nostro ordinamento, è praticabile solo da persone ricche (il costo medio è di 50mila euro), ed espone le donne ad un mercimonio contrario ad ogni senso umano e di civiltà, sapendo che molte donne vengono costrette a prestare – anche contro la loro volontà- il loro grembo.

È questa la società ed è questo il modello che vogliamo? Io no. È ciò vale in assoluto: la maternità surrogata va combattuta universalmente, sia se praticata da coppie omosessuali, sia se praticata da coppie eterosessuali.
In tal senso, il reato dovrebbe essere concepito non solo a carico di chi “affitta” l’utero ma anche nei confronti di chi “commissiona” il bambino.

Sempre nel Capo I del ddl Cirinnà venivano previsti vari richiami all’istituto del matrimonio secondo il codice civile.
Richiami, chiaramente incostituzionali, come già affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 138/2010, nella quale veniva definita la netta differenza tra unioni civili tra omosessuali, rientranti nell’ambito dell’art. 2 della Costituzione, quale “formazione sociale”, e la famiglia quale “società naturale” che – secondo la Costituzione e la giurisprudenza della Corte – trova fondamento nell’art. 29 della Costituzione e nel matrimonio.

Ma ciò che deve ancor più far riflettere è che il Capo II del ddl Cirinnà, come detto, dedicato alla convivenza delle coppie di fatto (tutte, quindi), prevedeva, come prevede ora il testo approvato al Senato, tutti quei – questi, sì – “diritti”, che storicamente hanno costituito le rivendicazioni di tutte le coppie di fatto, etero o omo sessuali: il diritto di convivenza, il diritto all’assistenza in ospedale, il diritto alla successione nella locazione o di abitazione (da due a cinque anni) nella casa in caso di morte di uno dei due, il diritto di preferenza nelle graduatorie per alloggi popolari, il diritto alla partecipazione agli utili di impresa, il diritto al risarcimento del danno per morte del convivente per fatto illecito di un terzo. Diritti, ai quali si aggiunge nel testo approvato anche la reversibilità.

Tutti diritti che nessuno ha mai pensato di mettere in discussione o negare, perché sono – appunto – diritti, che non si possono disconoscere e che ormai sono accolti da tutti come giusti e adeguati ad uno Stato “civile”.

Bene. Queste sono le questioni.
Dunque, la posizione che hanno assunto il governo e la maggioranza è di equilibrio, che risponde ad una esigenza di crescita civile della nostra società, senza trasformare le “pretese egoistiche” in “diritti”.

Ed è per questo che, ancora una volta, non capisco la reazione e la posizione della minoranza del Partito democratico. A meno che – come spesso è accaduto, tanto da farmi giungere ad una presa di distanza in altre occasioni (vedi, per esempio, in occasione dell’italicum o del jobs act) – non si cerchi (o, meglio, si ricerchi) il motivo per essere comunque contro, per poi intraprendere battaglie spesso incomprensibili ai più.

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claudia bastianelli, socialisti e democratici, lavoro, licenziamento furbetti, riforma pa“173 si. La legge sulle unioni civili è stata approvata dal Senato. E’ un giorno storico di cui l’Italia deve essere fiera. Ieri abbiamo ricordato Sandro Pertini che diceva “Non esiste libertà senza giustizia sociale e non c’è giustizia sociale senza libertà”. I diritti civili sono parte fondante di quella giustizia sociale. Alma Cappiello da lassù starà finalmente sorridendo, anche se con 30 anni di ritardo ce l’abbiamo fatta!” – cosi in una nota Claudia Bastianelli, coordinatrice nazionale dei SocialDem – “Manca in quella legge una parte a cui non avremmo mai voluto rinunciare, quella dei diritti dei bambini. Manca per colpa di un movimento che dice di voler difendere i diritti dei cittadini, ma che alla prova dei fatti, dimostra per l’ennesima volta di fregarsene altamente uscendo dall’aula. Ma per fortuna la politica è altro.” – conclude Bastianelli – “La politica è quella che oggi ha dato all’Italia una legge civile e democratica, una legge giusta. Oggi non ha vinto il Pd, ha vinto l’Italia. Peccato che i grillini siano troppo miopi per accorgersene.”

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Roma, 23 feb. (AdnKronos Salute) – “Gli studenti universitari dei corsi di medicina e odontoiatria avranno una storia previdenziale più lunga e godranno da subito di tutti diritti oggi previsti per gli iscritti della Fondazione Enpam: la maternità, la possibilità di avere un mutuo per l’acquisto della propria casa, una copertura assistenziale in caso di calamità e, nel caso di un evento devastante che impedisca il prosieguo della carriera, un assegno di 15 mila euro annui e la reversibilità per la famiglia”. Lo ha spiegato il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti durante un incontro con alcuni parlamentari (appartenenti alla categoria) organizzato questa mattina per illustrare le tutele previste per gli studenti che dal V anno sceglieranno di iscriversi all’ente previdenziale dei medici e degli odontoiatri. “In questo modo gli studenti entrano dalla porta principale in un sistema di previdenza e assistenza in evoluzione verso un sistema di welfare professionale integrato”, ha aggiunto Oliveti. “Noi – ha detto l’onorevole Lello Di Gioia, presidente della Commissione bicamerale di controllo sugli enti di previdenza e primo firmatario dell’emendamento – abbiamo visto di buon occhio questo intervento, non solo per gli aspetti contabili ma perché si è trattato di un episodio di lungimiranza da parte dell’Enpam. La Fondazione – ha aggiunto Di Gioia – ha scelto di investire sui giovani e di istituire rapporti sempre più solidi con le università. In questo modo si può rafforzare l’impulso alla ricerca e disegnare soluzioni per mettere i professionisti al centro dello sviluppo del nostro Paese”.

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sandro pertini, marco di lello, socialisti e democratici(AGI) – Roma, 24 feb. – Ventisei anni fa mori’ Sandro Pertini. Marco Di Lello, deputato socialista e democratico, lo ricorda cosi’: “Resta il piu’ amato dagli italiani. Un socialista”. Di Lello twitta anche l’edizione straordinaria de ‘L’Avanti’ del 24 febbraio 1990. Il titolo a nove colonne fu: “Ciao, Sandro”. Sommario: “E’ stato il Presidente piu’ vicino al cuore degli italiani. Il suo nome vivra’ nella storia del nostro Paese insieme a quello dei grandi italiani che dal Risorgimento alla Resistenza seppero difendere con coerenza, coraggio e sacrificio, la liberta’ e l’indipendenza della Patria”.

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L’Associazione S&D nel prendere atto della gravissima situazione di incertezza e precarietà del personale appartenente ai corpi di Polizia Provinciale di Perugia e Terni, anche a seguito del difficile percorso di riallocazione, più volte ridefinito nell’ultimo anno da interventi normativi fra loro contraddittori, richiama l’attenzione delle istituzioni ad ogni livello, invitandole a collaborare e contribuire insieme alla risoluzione del problema.
Ricordiamo che mancano appena dieci mesi (1 gennaio 2017) all’avvio della messa in disponibilità del personale di polizia provinciale non ricollocato entro l’anno 2016 , con la conseguente decurtazione stipendiale dell’80% per massimo due anni (2017/2018), alla quale seguirà il licenziamento.
Il coordinamento regionale di Socialisti&Democratici sarà al fianco dei lavoratori della Provincia in qualunque iniziativa riterranno opportuna.
Anche il deputato SocialDem Marco Di Lello e la coordinatrice nazionale Claudia Bastianelli hanno dichiarato la loro disponibilità per sostenere le loro ragioni ed evitare i licenziamenti.

Il Coordinamento Regionale
SOCIALISTI&DEMOCRATIC

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Gianluca Ruotolo, Socialisti & democratici, sanità, concorsiLo scorso 18 febbraio si è tenuto un incontro tra i rappresentati degli specializzandi ed i direttori delle scuole di specializzazione di area medica presso l’Ordine Nazionale dei Biologi alla presenza del presidente Dott. Ermanno Calcatelli.

Riunione avente ad oggetto l’emanazione del decreto interministeriale che riaprirebbe la possibilità di bandere i concorsi per le scuole di specializzazione per i non medici (biologi, biotecnologi, farmacisti, fisici, chimici ecc..) in diverse discipline quali ad esempio biochimica clinica, patologia clinica, microbiologia e virologia, scienza dell’alimentazione ecc.., decreto ad oggi ancora bloccato agli ultimi passaggi prima della firma congiunta del MIUR e del Ministero della Salute.

La mancata emanazione da tre anni or sono dei bandi ha recato molti esiti negativi: In primis, ha negato il diritto ai neo laureati di accedere ad un percorso altamente formativo, sotto un punto di vista sia teorico che professionale, dunque fondamentale per l’accesso al mondo del lavoro, ovvero per l’accesso ai concorsi banditi dell’ambito del SSN.

Inoltre, durante questi anni, è lo stesso SSN, a voce dei direttori delle UOC e dei dirigenti ospedalieri, che ha risentito fortemente della diminuzione del numero di specializzandi, fondamentale forza lavoro nelle strutture ospedaliere (benché non riconosciuti tramite compenso di natura economica) che in moltissime realtà con la loro opera mandano avanti nei fatti gli ambulatori ed i laboratori di strutture ospedaliere e diagnostiche.

Il Dott. Gianluca Ruotolo membro del direttivo di Socialisti e Democratici con delega alla Sanità, ed in qualità di Segretario della Federazione Italiana biotecnologi (F.I.Bio), da anni impegnato per le cause di sperequazione lavorativa di biotecnologi e biologi, evidenzia l’unità dei professionisti nel protestare contro l’ingiustizia di 3 anni di silenzio e si augura che i due ministeri coinvolti attuino tutte le azioni finalizzate ad una sollecita emanazione del decreto, così da eliminare nel più breve tempo possibile questa ennesima situazione che rende ancor più difficile erogare prestazioni al già falcidiato Sistema Sanitario Nazionale con tempistiche confacenti ad un paese civile.

Gianluca Ruotolo, Responsabile Sanità S&D

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marco di lello, rai parlamento, pd, socialisti & democratici, sicurezza in campania, napoli, antimafia, sviluppoSu vertice capi clan reggini presto audizione in antimafia

“Il pericolo del ritorno di una cruenta guerra di mafia è fondato. Con la crisi è aumentato il tasso di violenza delle cosche. Si sono rotti determinati equilibri anche all’interno della criminalità organizzata perciò lo Stato ha il dovere di alzare il livello di attenzione. Abbiamo condiviso una recente esperienza a Napoli in cui 250 militari dell’esercito hanno liberato altrettante forze di polizia da compiti di presidio di obiettivi sensibili e posti di blocco. Pur sottolineando che garantire l’ordine pubblico non è compito della Commissione Antimafia, quello di impiegate le forze armate mi sembra un modo intelligente di usare al meglio le nostre risorse. Noi dobbiamo intervenire per evitare una nuova recrudescenza”. Lo ha dichiarato il deputato del Partito Democratico Marco Di Lello, Segretario della Commissione Bicamerale Antimafia, intervistato da Klaus Davi per il programma KlausCondicio on air su YouTube al link https://www.youtube.com/user/klauscondicio.

In merito al vertice di ‘ndrangheta svoltosi nel 2005 a Reggio Calabria la mattina dell’omicidio di Francesco Fortugno  all’ epoca vicepresidente del Consiglio Regionale   e che ha visto come protagonisti i boss Paolo Rosario De Stefano, Pasquale Libri e Paolo Schimizzi , il parlamentare Di Lello annuncia : “nei prossimi giorni chiederò di calendarizzare un’audizione in commissione antimafia sul vertice di ‘ndrangheta tenuto il giorno dell’omicidio Fortugno. Credo che un approfondimento in tal senso vada fatto e non escludo di sentire coloro i quali indagarono ai tempi sulla vicenda (tra questi i funzionari della questura di allora che non furono mai sentiti ) . Pur nel rispetto delle sentenze e dei processi, credo comunque che un fatto così grave per la nostra Repubblica meriti un adeguato approfondimento. Angela Napoli in più occasioni ha segnalato che questa cosa andava fatta già ai tempi dell’indagine e questo è innegabile. Non possiamo lasciare zone d’ombra. Il tema dell’intreccio tra politica e mafia per noi è centrale, quindi nell’approfondire facciamo solo il nostro lavoro. Credo – conclude il segretario – che nessuno abbia interesse a negare il nostro impegno a indagare in profondità”.

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claudia bastianelli, socialisti e democratici, lavoro, licenziamento furbetti, riforma pa“Andare avanti sulle unioni civili senza più tentennamenti. Il comportamento del M5S dimostra per l’ennesima volta che il suo unico interesse è quello di attaccare Renzi e il Pd, certo non quello di difendere i diritti dei cittadini .
Ora ci aspettiamo un atto di responsabilità da parte di tutti i senatori affinché questa legge che l’Italia attende da più di trent’anni garantisca finalmente a tutti i cittadini eguali diritti”- cosi Claudia Bastianelli a conclusione del coordinamento nazionale di Socialisti&Democratici , associazione di area Pd cui aderiscono 4 parlamentari

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Ue, Socialdem, Ritornare a Keynes

by Socialdem on

keynes, socialisti & democratici, marco di lello, giuseppe lauricella, europa“Nel 2011, il governo di centrodestra, e nel 2012 con il governo Monti, si inflisse un colpo decisivo alla instabile situazione economica e sociale dell’Italia: venne modificato l’articolo 81 della Costituzione e con esso – introducendo il principio del pareggio (rectius, equilibrio) di bilancio – venne sfregiata la natura stessa della nostra Costituzione. Con il pareggio di bilancio si vincola l’azione di governo al rigore, con tagli della spesa pubblica e aumento delle tasse, creando, in uno stato di crisi economica, un macigno sul lavoro, le imprese, fino all’aumento della disoccupazione, dovuta al crollo della domanda interna, ovvero dei consumi.
Insomma, lo Stato non interviene più a finanziare gli interventi pubblici, cala l’investimento, manca il lavoro. Questo è avvenuto. E ora dobbiamo recuperare cambiando alla radice.
Oggi Renzi e, a questo punto, anche Draghi dicono basta alla politica di austerità per aprire ad interventi pubblici, che, attraverso gli investimenti, rilancino l’economia e dunque il lavoro e, di conseguenza, i consumi. Insomma investimenti e calo delle tasse per la crescita. Sarebbe ora di tornare al modello keynesiano, come sosteniamo da sempre.” – quanyo si legge in una nota congiunta dei tre deputati Socialdem Giuseppe Lauricella, Marco Di Lello e Lello Di Gioia

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Giuseppe_Lauricella_daticameraLa posizione assunta da Matteo Renzi e dal suo governo nei confronti dell’Unione europea offre l’idea di una volontà di cambiamento in ordine alla politica economica. Superare la politica del rigore e dell’austerità in favore di una politica keynesiana: investimenti pubblici per la crescita.
Oggi viviamo la condizione di difficoltà dovuta a scelte sbagliate, figlie di un’ideologia liberista, in cui pochi hanno assunto il controllo delle scelte dei vari governi nazionali, anche attraverso l’uso funzionale del sistema europeo. Liberismo che pone come fine il profitto al posto di una politica riformista che pone come fine il benessere dell’uomo. Il liberismo, dunque, per raggiungere il fine  del profitto (di pochi) è pronto a sacrificare il diritto e la dignità dei molti.
L’Europa, quale unione di Stati per un unico popolo, era nata dall’idea di Spinelli, il quale pensava ad uno spazio democratico e solidale, attraverso il quale riunire tutti gli Stati e i popoli che fino ad allora erano stati avversari sul campo di battaglia, nella seconda guerra.
Un’Unione capace di costruire uno Stato federale, in cui, in nome della comune solidarietà e della pace, gli egoismi nazionali cedessero di fronte ad uno stato unificante, sovrano, capace di governare per il popolo europeo senza prevaricazioni o parzialità.
Ad oggi, questa aspirazione è ancora tale. Sono prevalse le posizioni di forza, non più basate sulle armi militari ma sulle armi finanziarie.
La federazione non è nata ma è cresciuto un ibrido istituzionale, che poggia sulla burocrazia e sulla forza economica e finanziaria la natura dell’Unione stessa.
Perfino la nostra Costituzione repubblicana era stata concepita in ragione della solidarietà e della giustizia sociale. Un’identità scolpita nei principi fondamentali e nel modo in cui era stato formulato l’articolo 81 della Costituzione, che concepiva l’idea di uno Stato che interviene attraverso la spesa per investire in funzione della crescita e dunque in funzione del lavoro, principio su cui si fonda la stessa Repubblica democratica. Ci hanno raccontato di tutto per giustificare la manovra liberista che ci hanno imposto.
Nel 2011, il governo di centrodestra con la complicità del partito democratico di allora, e nel 2012 con il governo Monti, si inflisse un colpo decisivo alla instabile situazione economica e sociale dell’Italia: venne modificato l’articolo 81 della Costituzione e con esso – introducendo il principio del pareggio (rectius, equilibrio) di bilancio – venne sfregiata la natura stessa della nostra Costituzione. Con il pareggio di bilancio si vincola l’azione di governo al rigore, con tagli della spesa pubblica e aumento delle tasse, creando, in uno stato di crisi economica, un macigno sul lavoro, le imprese, fino all’aumento della disoccupazione, dovuta al crollo della domanda interna, ovvero dei consumi.
Insomma, lo Stato non interviene più a finanziare gli interventi pubblici, cala l’investimento, manca il lavoro alle imprese che falliscono o si ridimensionano, portando disoccupazione e dunque crollo del consumo. Questo è avvenuto. E ora dobbiamo recuperare cambiando alla radice.
Oggi Renzi e, a questo punto, anche Draghi dicono basta alla politica di austerità per aprire ad interventi pubblici, che, attraverso gli investimenti, rilancino l’economia e dunque il lavoro e, di conseguenza, i consumi. Insomma investimenti e calo delle tasse per la crescita. Sarebbe ora di tornare al modello keynesiano, come sosteniamo da sempre.

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